venerdì 8 febbraio 2013

Invecchiamento e rischio di malnutrizione (II parte)



Tra le cause che determinano un apporto inadeguato di nutrienti — malnutrizione per difetto — nelle persone anziane, un ruolo fondamentale è dato dalle condizioni legate all’invecchiamento fisiologico:
  • riduzione dell’appetito;
  • modificazioni a carico dell’apparato digerente;
  • modificazioni dell’assorbimento intestinale.

Riduzione dell’appetito

Con la riduzione delle capacità sensoriali, soprattutto del gusto e dell’olfatto, si ha un conseguente calo dell’appetibilità, che comporta un minore desiderio del cibo da parte della persona anziana. Anche la scarsa igiene orale, il tabagismo o l’utilizzo dei farmaci hanno questo effetto.
Inoltre, il precoce senso di sazietà che la persona anziana sperimenta può essere una conseguenza delle modifiche subite dal tratto gastrointestinale e in modo particolare potrebbe essere dovuto ad alterazioni nelle risposte ormonali che accompagnano l’atto del mangiare.
Un esempio può essere offerto dalla colecistochinina (CCK), ormone rilasciato a livello intestinale in risposta all’assunzione di cibo, che risulta ridurre l’apporto alimentare; alcuni studi hanno evidenziato come i livelli di CCK negli anziani siano risultati aumentati e questo può concorrere a determinare il precoce senso di sazietà.
Un ulteriore fattore capace di incidere sul senso di sazietà è la ridotta velocità di svuotamento gastrico, che a sua volta comporta l’allungamento degli intervalli tra i pasti.

Modificazioni strutturali e funzionali dell’apparato digerente

Queste modificazioni possono interferire con l’apporto nutritivo, infatti si avrà nell’anziano una riduzione della masticazione (conseguente a parodontopatie, carie ed edentulia) e della sensibilità gustativa, tendenza alla xerostomia (secchezza delle fauci) solitamente dovuta all’atrofia delle ghiandole salivari (con la conseguente riduzione della concentrazione delle ghiandole salivarie, quindi delle amilasi), alla perdita della sensibilità delle terminazioni stesse.
Inoltre, a causa della generalizzata riduzione della massa muscolare, può essere interessato anche l’esofago con la derivante disfunzione della fase orofaringea della deglutizione (alterazione della peristalsi).
Sono inoltre frequenti reflussi spontanei gastroesofagei e contrazioni incoordinate.
A livello dello stomaco e del pancreas si ha una riduzione del numero delle cellule e una loro minore capacità secretiva, il che riduce la capacità di digestiva.
Nell’intestino tenue si verifica una riduzione della peristalsi a causa dell’involuzione atrofica della muscolatura.
Il fegato subisce una riduzione della dimensione, del numero degli epatociti, del flusso ematico, delle funzioni metaboliche e della sintesi proteica.

Modificazioni dell’assorbimento intestinale

Con l’avanzare dell’età, l’intestino non subisce importanti modifiche strutturali ma è presente una forte modificazione della sua funzione, ossia l’assorbimento dei nutrienti. Si ha un progressivo assottigliamento della parete, i villi diventano irregolari e rarefatti e le placche di Peyer sono meno appariscenti.
Vi è una riduzione degli enzimi presenti sulla superficie della mucosa intestinale che comporta una ridotta idrolisi dei trisaccaridi e disaccaridi, per cui un alterato assorbimento glucidico. La proporzione di calorie introdotte sotto forma di zuccheri è comunque particolarmente elevata negli anziani.
L’assorbimento dei lipidi, invece, sembra non essere compromesso dall’età.
Per quanto riguarda le proteine, benché non esistano molte informazioni circa il loro assorbimento in età geriatrica, si ritiene generalmente che tale funzione non sia particolarmente compromessa negli anziani.
Queste dunque le cause fisiologiche che negli old e oldest old possono interferire con il normale apporto energetico. È opportuno mettere in evidenza come queste non possono essere da sole la causa di insorgenza di una condizione di malnutrizione e soprattutto dei deficit calorico-proteici che spesso si osservano in età geriatrica, ma devono essere attentamente valutate al fine di programmare interventi preventivi efficaci.

Per approfondimenti:
Articolo scritto per la Scuola di Ancel: www.lascuoladiancel.it

giovedì 31 gennaio 2013

Invecchiamento e rischio di malnutrizione (I parte)





L’innalzamento dell’età media comporta sempre maggiore attenzione alle problematiche che riguardano la persona anziana, attenzione a cui certo non si sottrae lo stile alimentare.
L’invecchiamento è un processo strettamente individuale: ogni persona ha un proprio tempo e modo per invecchiare. È proprio in questa fase della vita che si manifestano più palesemente le differenze tra i singoli individui che devono essere considerate anche nel contesto della società complessa e in continua trasformazione; infatti, le componenti biologiche sono accompagnate da accadimenti fisici, psicologici e spirituali che contraddistinguono tale periodo.
Questa fase è caratterizzata da:
  • una riduzione dei meccanismi di difesa e d’adattamento agli stimoli ambientali;
  • una perdita delle riserve funzionali e dell’efficienza dei meccanismi di compenso per la stabilità del proprio equilibrio interno;
  • un aumento conseguente della possibilità di essere soggetto a malattia e a malnutrizione.
Un’adeguata alimentazione in macro e micronutrienti può favorevolmente condizionare l’evolvere dell’invecchiamento, sia per l’efficienza delle funzioni cognitive sia per sostenere un seppur contenuto livello di attività fisica e, per ultimo anche se non per importanza, una propria autonomia.
La malnutrizione, secondo la definizione data dal Council on Foods and Nutrition dell’American Medical Association, indica «uno stato di alterazione funzionale, strutturale e di sviluppo dell’organismo, conseguente a discrepanze tra fabbisogni nutrizionali specifici e introito o utilizzazione dei nutrienti essenziali». Può manifestarsi sia per difetto da carenze globali o selettive di energia e nutrienti, sia per eccesso derivante da abitudini alimentari complessivamente e/o particolarmente squilibrate rispetto ai bisogni e allo stile di vita, le quali, se non corrette in modo adeguato, determinano, specie negli anziani, un peggioramento della qualità della vita, nonché un incremento della mortalità.
Prima di addentrarci nelle cause della malnutrizione dell’anziano, è di fondamentale importanza segnalare che con l’età, si assiste a un cambiamento fisiologico degli apparati: i muscoli scheletrici diminuiscono di massa (sarcopenia), le ossa di densità, la massa adiposa invece aumenta. L’elasticità di tutti i muscoli regredisce, per cui a carico del sistema cardiocircolatorio si ha una riduzione della capacità contrattile, atrofia delle cellule muscolari cardiache e diminuzione dell’elasticità delle arterie e delle arteriole per cui aumentano le resistenze periferiche e si assiste a una minor irrorazione di nutrienti e di ossigeno a tutti i tessuti del corpo; i reni perdono la capacità di concentrare le urine, per cui è solito riscontrare squilibri idro-elettrolitici e i polmoni regrediscono nella funzionalità di potersi espandere perdendo l’elasticità con la relativa riduzione della riserva funzionale e capacità vitale.
Cosicché si ha una diminuzione del metabolismo basale dovuto alla riduzione della massa metabolicamente attiva, ossia massa magra, e l’aumento della massa grassa. Essendo i muscoli tessuti idrofili, la loro riduzione comporta la diminuzione dell’acqua totale corporea con conseguente disidratazione dell’organismo.
Proprio a causa della riduzione del metabolismo basale, gli anziani che non riducono l’apporto calorico sono soggetti a un aumento del peso corporeo. Nonostante la presenza di una quota rilevante di anziani obesi, il principale problema nutrizionale in età senile è rappresentato dalla riduzione dell’introito alimentare, dalla perdita di motivazione a mangiare e dalla monotonia dei pasti, in effetti dopo 65-70 anni è abbastanza comune rilevare un calo ponderale in quanto iniziano a non soddisfare il proprio bisogno energetico.
Ecco, allora, come diventa importante analizzare alcuni dei fattori che concorrono all’insorgenza di una condizione di malnutrizione nell’anziano.

Per approfondimenti
Articolo scritto per la Scuola di Ancel: www.lascuoladiancel.it

martedì 8 gennaio 2013

I PEPERATI O I PUPRET’



Vi presento i pupret’, dolci rustici tipici della mia terra natia, San Severo (Foggia).
Un tempo venivano preparati periodicamente dalle contadine e nel periodo natalizio arricchivano le tavole. Oggi, invece, si trovano facilmente in tutti i periodi dell’anno e sono venduti nelle botteghe del pane.
La ricetta originale non prevedeva l’aggiunta di ulteriori ingredienti costosi come le mandorle e il cioccolato fondente, ma oggi ogni paesello del foggiano e ogni famiglia personalizza la sua ricetta. Ecco la mia.

Ingredienti
  • 1 kg di farina di grano tenero tipo 00
  • 350 g di zucchero
  • 150 g di olio extravergine di oliva (di famiglia)
  • 4 uova intere
  • 150 g di mosto cotto di uva o di fichi
  • 200 g di cacao amaro in polvere
  • 250 ml di latte intero
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • 2 bustine di vanillina
  • 10 g di cannella
  • 5 g di chiodi di garofano
  • 2 scorze di arancia grattugiate
  • 150 g di mandorle tostate leggermente e tritate
  • 50 g di cioccolato fondente 75% a pezzetti
Preparazione
Versare nella ciotola e mescolare tutti gli ingredienti in polvere, le spezie, le scorze di arancia le mandorle tritate, la cioccolata, le uova e l’olio extravergine d’oliva; aggiungere a filo il mosto cotto e il latte e impastare fino a ottenere un composto omogeneo.
Dare al composto una forma di filone da cui ricavare dei tronchetti per realizzare le ciambelline.
Porre le ciambelline ben distanziate sulla placca foderata di carta da forno e infornarle alla temperatura di 180° per 15 minuti.

Consigli e curiosità
Sono a forma di ciambelline o tarallini, fragranti all’esterno e morbidi all’interno. Durante e dopo la cottura spigionano delicate note speziate.
Possono essere serviti a colazione inzuppati nel latte fresco o come dessert, accompagnati o… perché no? inzuppati con del buon vino moscato rosso.

Proprietà nutraceutiche

Cioccolato fondente
Gli effetti benefici del cioccolato fondente, contenente almeno il 70% di pasta di cacao, provengono dall’abbondante contenuto di polifenoli (le proantocianidine). Queste sostanze sono benefiche sul sistema cardiovascolare: aumentano la capacità antiossidante del sangue, prevenendo la formazione di placche ateromatose e riducendo il rischio di formazione di grumi sanguigni.
Dose quotidiana consigliata: 40 g di cioccolato fondente almeno al 70%.

Cannella
Complessa azione nutraceutica dovuta agli oltre 80 composti aromatici e terpenici.
I principi attivi sono cromo, polifenoli (proantocianidine), aldeide cinnamica chemio protettivo per la carcinogenesi del colon-retto.
Evidenze scientifiche in vitro e in vivo, suggeriscono che la cannella ha proprietà antinfiammatorie, antiossidanti, antitumorali, antipertensive, antimicrobiche. Inoltre, studi su animali hanno dimostrato forti proprietà ipoglicemizzanti.

Gli agrumi
Oltre all’eccellente fonte di vitamina C e di minerali, gli agrumi contengono numerose sostanze fitochimiche (un gruppo di polifenoli chiamati flavononi), responsabili degli effetti antitumorali e antiscorbuto. Una particolare molecola contenuta negli agrumi, l’esperidina, chiamata anticamente “vitamina P” (P come permeabilità), permette di mantenere integri i vasi sanguigni, aumentando la tonicità e riducendo la permeabilità, che spesso è causa di processi infiammatori, e quindi un valido aiuto nella prevenzione del cancro.


Fonti:
Articolo scritto per la Scuola di Ancel:

lunedì 17 dicembre 2012

Post-it CUCINA IN TEMPO DI CRISI




“Credo possa essere utile a tutti. In particolare mi auguro sia di aiuto a quelle famiglie colpite dalla grande crisi economica che il mondo attraversa in questo momento, ben sapendo che questi periodi di magra hanno carattere ciclico.
Spero poi che possa aiutare anche i tanti che in crisi ci nascono e ci passano tutta la vita.
Infine confido che sia buon consigliere anche per chi non ha mai avuto problemi di denaro ma vuole dare il proprio contributo alla salvezza del pianeta evitando di avviare al ciclo dei rifiuti quegli avanzi che non solo sono riutilizzabili ma, come diremo, possono diventare più gustosi dei piatti da cui traggono origine”.
Lo scrittore appassionato per i fornelli ha raccolto una serie di ricette sfiziose, semplici ma soprattutto economiche passando per i “falsi in cucina” , cugini “poveri” dei piatti nobili, alla pratica virtuosa del riciclo degli avanzi.

Per approfondimenti:
R. Agnello — Cucina in tempo di crisi — Valentina Edizioni, 2012
Articolo scritto su la Scuola di Ancel, visita anche il sito: www.lascuoladiancel.it

domenica 2 dicembre 2012

Corso: Bioimpedenziometria e adipometria nella nutrizione applicata


"Bioimpedenziometria e adipometria nella nutrizione applicata" Corso teorico-pratico di composizione corporea organizzato dall'Associazione Biologi Nutrizionisti Italiani A.B.N.I svoltosi a Roma il 30 Novembre ed il 1 e 2 Dicembre 2012.

martedì 6 novembre 2012

QUESTIONE ACIDO PERFLUOROTTANOICO (PFOA): pentolame antiaderente e non solo

Da anni si discute sulla tossicità dell’acido perfluoroottanoico (PFOA), sostanza non presente in natura ma utilizzata in molte applicazioni industriali e nei beni di consumo. Una sua applicazione molto importante è per la realizzazione del pentolame antiaderente, a volte, il PFOA resta in tracce nella parte interna della pellicola antiaderente. Il PFOA è un emulsionante, utilizzato per dare omogeneità al composto antiaderente, ma quando si raggiungono le alte temperature, si volatilizza nell’ambiente dove persiste e si accumula nelle acque, negli animali e quindi entra nella catena alimentare  interessando potenzialmente tutta la popolazione.
In letteratura numerose evidenze condotti sui ratti dimostrano come un esposizione cronica di PFOA può avere conseguenze dannose per la salute e provocare danni al fegato, al sistema riproduttivo e aumentare l’incidenza sui tumori. Non è chiaro se questi risultati abbiamo qualche rilevanza sulla salute umana, ma gli studi sono ancora in corso. Ciò che è chiaro è che il PFOA è presente anche nel sangue e nei tessuti umani, per cui entra nell’organismo e occorrono molti anni prima che possa liberarsene.
Per tali ragioni nel gennaio 2006 il Dr. Stephen L.Johnson, Amministratore delegato dell’ Agenzia per la Protezione Ambientale Statunitense (EPA) ha invitato agli otto produttori mondiali di PFOA ad aderire volontariamente ad un programma di riduzione progressiva delle emissioni ambientali di acido perfluorottanoico (PFOA). La partecipazione al programma prevedeva l’impegno a raggiungere una riduzione del 95% delle emissioni di PFOA entro il 2010 rispetto ai valori del 2000, fino alla totale eliminazione entro il 2015.
La DuPont, uno dei più grandi produttori mondiali e che per prima negli anni ’60 ha brevettato il materiale antiaderente, il Teflon, ha comunicato che si atterrà all’invito rivolto dall’EPA.  
Formalmente anche le altre aziende hanno aderito, e forniscono periodicamente all’agenzia i risultati dei loro progressi.
Le autorità sanitarie intervenute, dalla Food and Drugs Administation (FDA) all’European Food Safety Autorithy (EFSA) passando per la French Food Safety Agency (AFSSA) escludono che l’utilizzo di pentole rivestite sia rischioso in quanto l’esposizione al PFOA è bassa o inesistente.
I dati dell’EFSA insieme ad atre ricerche confermano che non è stato misurato PFOA al di sopra di 0,1 microgrammi per m² di rivestimento antiaderente, dando parere favorevole all’impiego del suddetto pentolame.
Confortata sulla sicurezza sull’uso del pentolame antiaderente, mi chiedo: ma quanto ci dobbiamo preoccupare sulla presenza e persistenza ambientale di PFOA utilizzata per la produzione di altri beni di consumo? 
A tal proposito il gruppo di esperti scientifici sui contaminanti nella catena alimentare (COTAM) dell’EFSA ha sottolineato la necessità di elaborare metodi di analisi validati e di raccogliere dati sulla presenza di PFOA negli alimenti (in particolare il pesce e i prodotti ittici) , nei mangimi, nell’aria, nell’acqua ma anche in altre vie di esposizione correlate agli alimenti, per quanto modeste, come l’acqua potabile, materiali d’imballaggio per alimenti (sacchetti di popcorn per microonde) e per l’appunto il pentolame antiaderente, per una valutazione del rischio più sicura.
Nonostante le difficoltà incontrate per effettuare una valutazione del rischio completa data dalla mancanza di omogeneità dei dati sull’esposizione alla suddetta sostanza, e nell’attesa di ulteriori ricerche al fine di valutare i rischi per l’uomo, il gruppo di esperti ha fissato sulla base dei dati scientifici a disposizione una TDI (dose giornaliera ammissibile) per il PFOA pari a 1,5 microgrammi (1500 nanogrammi) per chilogrammo di peso corporeo al giorno.
Il gruppo di esperti dell’EFSA ha concluso che la popolazione Europea non dovrebbe subire effetti negativi sulla salute, in quanto l’esposizione alimentare di PFOA resta entro i limiti della dose giornaliera ammissibile; ma saranno necessari ulteriori ricerche per valutare la pericolosità sulla salute umana.   

Fonti:

Articolo scritto per la Scuola di Ancel, visita anche il sito: www.lascuoladiancel.it

martedì 9 ottobre 2012

Post-it – A tavola con Omero

L’essere umano si ritiene superiore agli altri esseri viventi, anche perché ha imparato a cucinare e a godere dei piaceri della tavola. Cucinare e ridere, si può dire, sono le due azioni che distinguono l’uomo dagli animali.
Ma quando l’uomo ha riso per la prima volta? E quale è la cucina più antica del mondo?”
Le antiche ricette di cui siamo a conoscenza sono quelle di Apicio (De re coquinaria), redatte nel IV secolo d.C., che ci svelano i segreti della cucina romana. Ma anche i Greci, e soprattutto gli abitanti della Magna Grecia, avevano elaborato una cultura gastronomica; e ci hanno pure tramandato informazioni sul modo di cucinare. Si ha infatti la notizia di un certo Mithekos, un cuoco siracusano vissuto circa 400 anni prima di Cristo; ma il pezzo forte, o meglio il piatto forte, ce lo offre Ateneo di Naucrauti con la sua raccolta I sapienti a banchetto (I Deipnosofisti).

Prezioso libretto ricco di curiosità, ricette e aneddoti delle antiche tradizioni culinarie greche e romane, alla scoperta di piatti che non conosciamo o che ci sono già famigliari ma che imbandivano le tavole di mille e mille anni fa.

Per approfondimenti:
L. Del Corno — A tavola con Omero — Rizzoli, 2007

Articolo scritto per la Scuola di Ancel: visita il sito www.lascuoladiancel.it